Docente di Letteratura Italiana
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Pubblicazioni

Saggi in Riviste

Un "auto da fé" di Eugenio Montale: Mediterraneo in "Testo" , 33, XVII (gen.-giu.1997), Letteratura e religione in Europa. Atti del Convegno internazionale (Milano (27-30 settembre 1995), a cura di Giovanna Barlusconi, III, pp. 76-102.

Che Montale fosse un lettore di Leon Scestov, filosofo russo "pre-esistenzialista" è cosa abbastanza nota; meno noto, forse, che due suoi libri (Les révélations de la mort. Dostoïevsky. Tolstoï, Paris 1923; La nuit de Gethsémani. Essai sur la philosophie de Pascal, Paris 1923) abbiano costituito per il poeta ligure l'occasione per rimeditare sui temi cristiani della Grazia, della colpa che la cancella e del sacrificio che la riacquista. I due libri citati, il canto sesto del Paradiso dantesco e i passi evangelici relativi alla passione di Cristo e alla prefigurazione di essa nell'Orto degli Ulivi sembrano costituire l'intertesto di Mediterraneo e consentono - oltre che di chiarire alcuni lacerti testuali di difficile comprensione - di rileggere il poemetto come una ritrascrizione dell'itinerario dell'uomo dalla caduta di Adamo al recupero della grazia attraverso il sacrificio di Cristo. La raccolta sembra dunque configurarsi come una sorta di "auto da fé", che non esclude, tra i suoi molteplici significati, quello propriamente religioso di "professione di fede" e sia pure una fede ridotta e degradata.

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